Pubblicato da: stefania | 2010/07/25

AL SINDACO di ROMACAPITALE

Abbiamo appena finito di festeggiare la fine delle scuole, l’inizo della vera estate, siamo pronti e rilassati per affrontare la nuova estate lavorativa nella nostra città, ROMACAPITALE.

Siamo tutti speranzosi e quasi commossi da quando leggemmmo mesi orsono che ben 8 nuovi convogli metropolitani, del tipo dotato di  aria condizionata, sarebbero entrati in funzione entro il mese di Agosto sulla frequentata e bistrattata linea B: sì scusatemi lettori, parlo ancora di lei.

A pochi giorni dalla fine di Luglio, non riusciamo ad essere delusi del servizio offertoci da questo ComuneCAPITALE, da questo nostro SindacoCAPITALE, perchè siamo tutti sfiniti, consumati, quasi evaporati all’interno dell’InfernoVagoneMetropolitanoBdiRomaCAPITALE.

Da Rebibbia a Laurentina, per i più fortunati solo due volte al giorno, per i dannati della città anche quattro.

  Un racconto quotidiano

REBIBBIA sali, non hai scelta e poi, psicologicamente forte data l’estrema vacuità del vagone ma con la sempre meno ovvia disponiblità di sedili e di aria pulita  al capolinea, raggiungi SANTA MARIA DEL SOCCORSO sali, spesso già è rinuncia, ma come non ci sono già posti vuoti e… perchè già mi sembra di non poter respirare! Prosegui quasi inerme nei pensieri e nei movimenti verso PIETRALATA e poi oltre per i MONTI TIBURTINI e ti accorgi come nel corso degli anni, questa fermata ha acquisito, ahimè, molti più passeggeri e poi oltre ancora verso la fermata-fantasma-QUINTILIANI, eterno mistero di noi forzati del cost to cost (senza la A, perchè siamo i forzati della B), i tuoi pensieri iniziano a vacillare, l’aria è già irrespirabile e una quantità maggiore di sudore a-drenalinico ti scorre sulla schiena sapendo che la prossima fermata, quella della TIBURTINA, sembra più il set di un film dedicato allo sbarco in Normandia, tutti salgono a mò di arrembaggio. Non lasciano nemmeno uscire quei due o tre passeggeri che, incauti, desideravano scendere proprio qui a discapito di ogni statistica e dovendovi rinunciare quasi sempre. A questo punto puoi anche decidere da che parte stare per respirare, per sopravvivere alle prossime infinite fermate. Rimango a destra, mi sposto sulla sinistra, quanti scenderanno nel trittico di fermate alternative, le fermate dove uscire in banchina ti permette di riossigenare le arterie, i pensieri, di cambiare perfino itinerario, decidendo, chi prima chi poi, di andare alla Posta di BOLOGNA, di non rinunciare a ritirare quelle analisi al POLICLINICO, di andare addirittura a farti un giro alla Biblioteca Nazionale di CASTRO PRETORIO… tutto pur di scendere dal vagone bestiame (“fatti non fummo a viver come bruti…”, sì siamo in piena zona universitaria!). Il sudore continua a scenderti giù per la schiena fino alla gambe e devi ringraziare te stesso quando hai fatto la giusta scelta di abiti, senza pensare affatto a ciò che ti sta meglio o a quello che ti rende più bello ma semplicemente pensando a ciò che ti farà soffrire di meno durante quei 50-55 minuti di percorso sotterraneo. TERMINI station! Come ogni stazione centrale che si rispetti, le folle da stadio, da concerto, da esodo, non mancano mai, nemmeno il 15 di agosto. Qui assisti al ricambio generrazionale di un Paese, allo scambio interraziale globale, ascolti chi esce esultando per la fine del tormento, rincuori con lo sguardo chi, entrando fresco come una rosa (ma molto spesso non è cosi) sgrana gli occhi, storce la bocca, sbuffa e si lamenta, guardando i neo colleghi di viaggio stipati in ogni singolo angolo di aria e di luce del vagone, come fossero loro i colpevoli del disaggio improvviso e, solo per i più fortunati, imprevisto, relativo e inaccettabile. Una dose di resistenza passiva adesso ci permette di vedere un futuro più luminoso e arioso dopo le tre fermate ANTICA ROMA, sono tre ma valgono per dieci. Sì, solitamente tra CAVOUR, COLOSSEO e CIRCO MASSIMO si assiste ad un viavai incredibile di gruppi e non di esseri umani, urlanti gioia nello stesso istante in cui si rendono conto che il loro incubo avrà una lieve durata.  Siamo vicini a PIRAMIDE e per voi che non siete della “zona” vi basti sapere che gli ultimi due vagoni sono solitamente pieni zeppi di clienti in costume, adolescenti maleducati e urlanti neanche fossero in un parco giochi, impiegati costretti alla giacca e alla cravatta ancora più scontrosi con chi sopra la pelle non indossa che qualche etto di tessuto impermeabile, tutti destinati al grigio mare di Ostia, OSTIACAPITALE. Finalmente vediamo la luce, allunghiamo il collo, la bocca, una mano verso i finestrini, tutti aperti, del vagone, per godere di gocce di ossigeno. Non sarà l’aria del Trentino ma è pur sempre meglio che continuare a respirare il sudore evaporato dei metro.politani. Passano senza colpo ferire le  fermate di GARBATELLA (dove ti ritrovi a pensare sempre alla strano fascino del quartiere),  BASILICA di SAN PAOLO (dove ogni tanto arrivano piccoli gruppi turistici in visita all’omonimo sito di interesse turistico, soprattutto per i fedeli), poi MARCONI.  Infine arrivi alla prima delle fermate del quartiere moderno di questa Capitale, l’EUR ( ESPANèlSIONE URBANA ROMANA). Sì qui dal regime fascista ad oggi, si sono intervallati diversi piani regolatori per sviluppare questo quartiere che vanta nei progetti futuri: un Centro Congressi a forma di nuvola, il tanto amato-temuto circuito di F1, un acquario, quartieri abitativi élitari e chissà cos’altro ancora ma, SINDACI, ricordatevi di aprire i rubinetti anche sottoterra e dare aria agli UOMINI – TOPO che giorno dopo giorno consumano il proprio corpo e la propria consistenza umana, in attesa di salire sul  vagone del futuro. Infine, quando arrivi a LAURENTINA, che non è nemmeno la fine del tuo viaggio quotidiano, ti senti un eroe, a volte in uscita ci sono addirittura dei controllori che vengono sopraffatti dalla fiumana di  corpi già maleodoranti e scazzati al punto giusto, senza avere nemmeno ancora sbaggiato senza ritardare, e nemmeno si lamentano più di tanto, rischierebbero un linciaggio dal sapore più civile  delle facce che ogni mattina vanno nei loro uffici comunali, societari me.tro, statali e non se lo sognerebbero nemmeno nel loro incubo peggiore, di salire su questi CONTAINERs di una METROPOLI di serie B.

AH, dimenticavo il messaggio per il mio SINDACO: un giorno, come in un libro di Saramago, potreste trovarvi, lei e la sua famiglia e tutti quelli che “la metro ma che siete pazzi ad andare in quella metro! PUZZA!”, tutti privi di vista per una strano virus globale, potreste trovarvi  a vivere da talpa tra le talpe, senza esperienza alcuna, senza aiuto alcuno da parte chi ha dovuto sentirsi talpa suo malgrado, grazie al vostro cattivo uso del potere e del libero arbitrio.

 Quel giorno potrebbe avverarsi e potrebbe anche non essere la storia letta in  un libro.

E poi…

Alle 5 tutto ricomincia.


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