Pubblicato da: stefania | 2010/02/11

NONNA ALFONSA

ALFONSINA…ora ho capito perchè ti ho dovuta veder morire in pochi attimi tra le mie braccia di bambina.

Per anni ho pensato che era un modo davvero immediato e privo di sconti di fare capire ad una bambina di 11 anni che la morte era la fine della vita, che la tua nonnina che chiamavi mammAlfonsa (sì, tutto attaccato) non ci sarebbe più stata accanto a te quando la  mamma era al lavoro o anche solo quando ti portava agli allenamenti della sua squadra del cuore e ti faceva sentire grande e speciale quando ti comprava tutti i dolcetti e le cose che volevi.
Per anni ho condiviso questa nonna-donna-madre meravigliosa con tutti gli altri cugini che l’amano come me ma essendo io la più piccola, ero sono e rimarrò per sempre in credito di tempo nei loro confronti.                                                                                                                                                                                                          

Per anni ho provato il terribile rimorso di non essere voluta andare al suo funerale in quel grigio giorno di Novembre. Per me, piccola ragazzina con tutta la vita davanti, voleva dire, non darle il mio addio, sentirla ancora con me. Per anni lacrime sono scese al pensiero di lei. Per anni la mia famiglia è andata avanti ma senza di lei, nostro perno e faro, tutto si è disgregato. Tutto, tranne forse la forza, l’onestà, la volontà di andare oltre le difficoltà che ci appartengono e sembrano essere incise nel nostro DNA…

Non riesco ad andare a trovarla in quel luogo finito e che è la fine, dove moderni condomini dell’aldilà , semplici loculi non luculliani, ci costringono ad essere vicini per sempre (ma è solo un’illusione visto che le nostre povere polveri saranno gettate chissà dove al passaggio dei prossimi decenni). Sono andata solo due volte e  oggi, più che mai, non riesco a confrontarmi con la sua fine.

Alfonsa era una nonna giovane per i tempi attuali ma per me era proprio nonna nonna nonna… come se ne avessi avuto gli 80 di oggi insomma. Instancabile, sempre con il sorriso, piena di interessi , lavoratrice, madre e soprattutto nonna di tutti noi. Era un portento, a volte pensavo fosse anche mio nonno in una sola persona, il nonno che non ho mai conosciuto ma che non deve averla avuta facile con una donna così. Una nonna che avrebbe meritato di vivere fino ad oggi se quel cuore ballerino non l’avesse tradita per l’ennesima e ultima volta.

Quel cuore avrebbe potuto curarlo se solo avesse informato la sua famiglia di un piccolo intervento, oggi di routine, forse per lei difficile e troppo imprevedibile.  La mia multinonna, multimamma, donna forte, di umili condizioni, zero cultura scolastica, spesso troppo sola in un mondo troppo maschile nella sua Sicilia di nascita. La super nonna senza super poteri ma con un cuore difettoso solo per la scienza. Per anni pensavo che il cuore le fosse come scoppiato per il troppo bene e amore che sapeva darci. Non amore tout-court ma affetto e anche educazione e severità. Gioia di vivere con le gite impossibile sulla FIAT verde pisello formato famiglia. Una donna con le palle. Una di quelle donne che gli uomini, dopo averne subito probabilmente più angherie che  ricevuto amore, non li considerava proprio. Ecco è questa la sua immagine che mi resta impressa: una donna che oltre ad essere madre, sapeva essere donna senza dipendere da uomo alcuno. Quindi, per me, una grande NONNA, unica nel suo genere.

Per anni, mi sono chiesta se, magari, non andando a prenderle quel bicchiere d’acqua che tanto ci chiese in quel buio pomeriggio d’autunno, lei sarebbe stata salva. Non sarebbe annaspata tra le mie braccia e gli occhi increduli degli altri due minorenni presenti. Era la nostra balia dei pomeriggi post scolastici. Per anni, ho pensato che se soltanto un qualcuno fosse arrivato in tempo a farle una semplice respirazione bocca a bocca, l’avrei avuta ancora con me per anni e forse fino ad oggi. 

Oggi stavo guardando un programma dedicato agli anziani, categoria che ho sempre rispettato e amato a priori, e mi sono ricordata della mia di nonna. Avrei voluto vederla partecipare ad un programma come quello. Poi ho rivissuto solo per qualche istante l’immagine terribile di lei che non riesce più a respirare e ad un certo punto ho sentito la necessità di scrivere di lei, dopo tutti questi anni, e ho anche capito che il suo morire tra le mie braccia è stato un dono. E’ stato come se avesse ricambiato l’emozione di quando lei mi prese in braccio per la prima volta con sorpresa, come inzio. Questa è stata la sua fine, inaspettata e unica. Come la mia nascita. Questo mi lega a lei oggi ancora di più.

Per tutti voi che avete dei nonni, non sapete cosa darei per poterne averne un pezzetto anche io.  Diverse volte nel corso di questi anni, in momenti bui e difficili della mia vita ho confessato a mia madre quanto sarebbe stato importante e bello per me poterla riavere anche solo per un minuto.

Finiamo solo nel corpo, le anime vagano nei cuori di coloro che si sono sentiti amati da chi non c’è più.


Responses

  1. Non ho parole, come spesso mi capita….per la bellezza di quanto scrivi, nel navigare in quello che senti e nel descriverlo….

    • : )


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