Pubblicato da: stefania | 2010/02/07

“Baarìa” : nessun premio per un piccolo capolavoro italiano

Baarìa_Bagheria(2009-Giuseppe Tornatore)

Quando, lo scorso anno,  in Italia, si pubblicizzava l’imminente uscita dell’ultimo film di Giuseppe Tornatore ero tra le persone che sicuramente avrebbero voluto andare al cinema a godersi un sicuro bel film di un regista da sempre amato. Allora ,per diversi motivi, ho perso l’occasione di vederlo sul grande schermo ma ieri è arrivato il gran giorno.

Ho visto Baarìa, un film comunque dai temi e dalla durata mediamente impegnativi, dopo aver trascorso una giornata intensa sulla neve, al ritorno a casa, di pomeriggio e non pensavo mi tenesse così avvinghiata ad ogni suo capitolo. La Baarìa di Tornatore, così come tutta la sicilianità di alcuni suoi films, mi ha fatto sentire un pò a casa, in quella Sicilia che ho sempre amato ma che ho potuto vivere molto poco, brevemente e soltanto durante pochi giorni all’anno.

La Sicilia di quest’ultimo Tornatore è una Sicilia tutta concentrata nella piccola città in provincia di Palermo, totalmente ricostruita nei set tunisini e solo chi  è stato in entrambi i posti può capire la necessaria funzionalità delle scelte del regista. La storia mi affascina sin dall’inizio. I protagonisti che si avvicendano nel corso dei decenni attraverso i quali Tornatore affronta diversi temi legati probabilmente anche alla sua storia personale, sono due giovani volti emeritamente sconosciuti circondati da una  serie incredibile di nomi noti e di grandi attori italiani a ricorprire tutti gli altri ruoli, che riescono, uno per uno, ad essere indimenticabili proprio per la peculiarità, singolarità e sensibilità dei personaggi che interpretano.

Baarìa è un film che mette in risalto, essendone il risultato, delle maestranze italiane (ma credo anche tunisine) che fanno del nostro cinema una grande arma di seduzione, senza poter dimenticare la bellissima colonna sonora di Ennio Morricone. I bambini di Tornatore che seguiamo nella loro crescita non sono amabili tout-court solo grazie alla loro età ma piuttosto per le precarie condizioni di vita della Sicilia di quasi un secolo fa che dovrebbe tanto farci pensare in positivo, almeno qualche volta, guardando a ciò che sta divenendo nonostante i numerosi paletti dettati dalla onnipresente Mafia-Ombra nera.

Per un pubblico che non conosce o conosce per sentito dire una terra quale è la Sicilia, anche il solo fatto di sentire una recitazione “in lingua originale” che non è l’italiano ma il “siciliano” dovrebbe fare pensare e apprezzare ancor di più questo piccolo capolavoro snobbato dai concorsi cinematografici nazionali e internazionali. Fatto che solo oggi, dopo averlo potuto vedere e senza aver letto nessuna critica prima appositamente, mi mette in imbarazzo. Seguendo molto sia il  cinema italiano che quello  internazionale aspetto di vedere sia il “Libanon” premiato alla 66a Mostra del Cinema di Venezia nonché “Il nastro bianco” vincitore del Golden Globe 2010, nonchè l’attesa vincita ai prossimi Oscar come miglior film straniero, per i quali Baarìa non è entrato tra i migliori 5.

Ora che Tornatore possa meritare di vincere premi con i suoi films : da “Nuovo Cinema Paradiso” alla più recente “La Sconosciuta”, è un dato di fatto. Il fatto di non vedere premiato questo ultimo film del regista italiano mi crea solo in parte una mancanza di fiducia nel sistema delle assegnazioni dei premi in questi contesti. Ormai, le proposte in ambito internazionale di film di qualità o comunque degni di attenzione a livello internazionale sono aumentate rispetto anche solo a vent’anni fa quando Tornatore vinceva il suo Primo, e ahimè ma solo per ora unico, Oscar.

Oggi Tornatore ha vinto comunque per tutti coloro che amano, hanno amato e ameranno questo spaccato siciliano, affascinante per sceneggiatura e per qualità di realizzazione. Dubito che si facciano films solo per mostrare le statuette più o meno d’oro agli amici del settore. Un grande Tornatore, ha saputo di nuovo donarci la magià di un’epoca che ormai appartiene solo ai nostri nonni o ai nostri genitori e a noi, o forse solo a quelli più curiosi e amanti delle proprie radici, solo attraverso tanti racconti e aneddoti legati all’infanzia, magari anche mal registrati per via di un dialetto che non ci appartiene più ma al quale, ogni frammento di  questo bel racconto,  ci lega immancabilmente.

 

“Riformista è cu un si sbatti a testa o muru, picchì sapi ca è a testa a rumpirisi, no u muru. Riformista è cu vuoli canciari u munnu senza tagghiari a testa a nissunu…”

“E ma quanto ci metti a mangiare un pezzo di pane, se ero io quattro bocconi, manco le briciole lassavo.”

 


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