Pubblicato da: stefania | 2009/12/06

GLI ABBRACCI SPEZZATI / LOS ABRAZOS ROTOS – PEDRO ALMODOVAR

Sono seduta nel posto centrale dell’ultima fila di un piccolo cinema romano, piccolo nel nome transalpino e di fatto. Due salette discrete con film privi di effetti speciali.

Per oltre un’ora, dopo un breve pasto al bar, girando per il quartiere a fare fotografie, ho atteso che il botteghino aprisse. Primo spettacolo, prima volta in quel cinema  e, forse, ma non ho memoria sufficiente per ricordare, prima volta da sola al cinema.Dopo aver preso il biglietto, dopo una breve fila dove la mia non più tenerissima età, permette comunque alla media delle avventrici (sono donne la maggiorparte delle spettatrici del primissimo spettacolo) di abbassarsi sfacciatamente e inconsapevolmente, l’età.

Vedo che quasi tutte si dirigono verso la sala 1 mentre io entro con qualche dubbio nella 2. Dentro scopro con una piccola gioia  una saletta accogliente, moderna ma, soprattutto, senza i  posti assegnati ossia  l’apoteosi del libero arbitrio.. certo siamo quattro gatti e non è un semplice e solo modo di dire. Siamo veramente in 3, signore?, sedute ognuna rigorosamente e rispettosamente lontane, direi anni luce, l’una dall’altra. Poi, quando termina la pubblicità e le luci si spengono per l’inizio di alcuni trailers, arriva una signora che alza notevolmente, questa volta sì, la media dei nostri natali.

Neanche a dirlo, la signora dal manto capelluto argentato si siede nell’unico posto più lontano dalle altre tre ed ecco  che in una perfetta e casuale simmetria si prospettano davanti a me i quattro punti cardinali, dove io sono il sud o il nord… ma è solo questione di punti di vista. Forse.

Alle 15.15 il film inizia in perfetto orario solo dopo una brevissima messa sullo schermo dell’avvertimento secondo cui filmare o riprodurre, anche solo parzialmente, l’opera è un reato punibile anche con una pena detentiva. Mi viene da sorridere pensando che fuori sta impazzando non molto lontano la manifestazione del NO B DAY… Ora il motivo per cui non sono in piazza, è del tutto personale e poi ognuno combatte con i propri mezzi e io ALMODOVAR non me lo volevo perdere.

Il film durerà due ore… Bene, non ho alcuna fretta. Si spengono le luci.. e niente rumore, di nessun tipo, nemmeno a casa sono mai riuscita a concentrarmi tanto durante la visione di un film. Non ci sono pop-corn o risucchi di liquidi rumorosi, non ci sono nemmeno i soliti ritardatari che fanno alzare la fila centrale dopo due minuti che il film è iniziato, non ci sono quelli che pensano di stare sul proprio divano di casa in gruppo a tifare una partita di calcio… e non ci sono nemmeno i respiri della gente ma solo, e  alquanto sole, quattro donne che sicuramente non avevano altri con cui condividere questo pomeriggio e che sicuramente sono andate oltre le facili critiche lette a proposito di questo film.

Passano i minuti e poi un’ora e alla fine anche la seconda. La storia è tipica di Almodovar, gli attori in parte sono quelli che caratterizzano le sue pellicole più recenti e poi Penelope Cruz che, manco a dirlo, mi è sembrata talmente dentro il personaggio da essermi dimenticata che fosse la Cruz mondana o da tappeto rosso che abbiamo visto di recente.

Almodovar non mi ha deluso nemmeno un briciolo con questa storia fatta di flash-backs e forward tra due periodi che si intervallano di 16 anni dove si compone, scompone e ricompone la vita di tutti i personaggi, nessuno escluso.

 Il film ha sicuramente per me dei punti migliori e dei punti meno riusciti, tuttavia non riesco a staccarmi dal seguire passo passo il racconto dove alcuni piccoli colpi di scena fanno da cornice a quella che secondo me è la dimostrazione di quanto questo magnifico regista possa amare non soltanto il suo di cinema ma quello con la “C” maiuscola.

Penelope Cruz mi ha davvero catturata in questo film, mi ha assorbito con il suo personaggio. Il cinema nel cinema, la storia dentro un’altra storia fino a diventare  un unicum. Una buona fotografia in cui si riconoscono i colori amati da Almodovar, rimandi suggeriti appena ai personaggi del passato del regista madrileno… e poi, non riesco a non pensarci dal momento in cui l’ho vista, quella magnifica spiaggia di sabbia vulcanica… battuta dal vento incessante un vento che nel film sembra evocare davvero un certo tipo di gialli in bianco e nero americani .

Il film finisce, mi precipito verso la toilette, anche questa un posto ameno, piccolo, quasi un bagno da carcere, dal suono metallico ma non angusto. Vengo letteralmente catapultata fuori  dal cinema e dalla passione, in tuti i suoi aspetti, che ha coinvolto i protagonisti e che si è insinuata un pò anche dentro di me. Il clima serale fresco e umido romano mi toglie ogni ardore che ho covato nell’ambiente ovattato e solitario della sala numero due.

Esco e fuori il sole è già tramontato mi dirigo verso l’altra parte della strada e poi oltre dall’altra parte del quartiere.

Mi sembra veramente di aver partecipato a questo lungo abbraccio e poi di essermene distaccata, in un secondo, presa dalla frenesia, altrui,  di un sabato pomeriggio prefestivo. Continuo il mio percorso fotografico in una città talmente piena di esseri umani ma non sempre, tuttavia, di umanità.

 


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: