Pubblicato da: stefania | 2009/11/08

“12” by NIKITA MICHALKOV

Eccolo il film che mi aspettavo di vedere dal buon regista MICHALKOV.
12 sono i giurati che devono decidere all’unanimità se condannare o meno un ragazzo ceceno dell’assassinio del proprio padre adottivo.
Dopo 50 anni dal film del grande Sidney Lumet, l’eclatante “La parola ai giurati”, arriva la riproposizione in chiave russa di una trama solo in parte uguale al pluripremiato film del regista statunitense.
NIKITA, MICHALKOV appunto, ci aveva già abituati a film di spessore quali “Oci Ciorni” e “Il sole ingannatore” e di film come “Partitura incompiuta per pianola meccanica” e “Urga”, opere che ho avuto modo di vedere in lingua originale durante gli studi di lingua russa.
La storia è molto semplice e gli attori-personaggi sono tutti degni di nota, in particolare, il ragazzo ceceno che mi è rimasto impresso per la bella sequenza della danza cecena (forse la legzinka) che esegue in diverse scene.
Due sono gli aspetti accativanti di questo film, che ho visto senza nemmeno sapere si trattasse di un rifacimento e senza essermi documentata in alcun modo.
Innanzitutto le parole, a volte semplici frasi proprie della cultura russa contemporanea, a volte concetti ideologici, a volte puro pezzo di teatro russo e l’ambientazione della storia.
Le parole di MICHALKOV sono tutte importanti così come alcuni silenzi: primo fra tutti quello del giovane ceceno in attesa di giudizio presso una cella provvisorio del tribunale.
I 12 giurati, di età, estrazione sociale, storia e anche origini diverse, si confrontano non tanto o soltanto con un verdetto che in prima battuta sembra scontato e facile, ma anche tra di loro,  si fanno conoscere piano piano con un pezzo della loro storia o del proprio carattere, a volte con indifferenza, a volte  ancorati ad una propria idea o principio di vita.
I 12, riuniti per ore in una palestra di una scuola in attesa che i lavori di restauro in tribunale finsicano, entrano certi di cosa votare e finiranno per uscire altrettanto certi rispetto alla votazione finale.
MIKALKOV ci fa conoscere la storia del ragazzo che in Cecenia perde tutto per colpa dei russi e della guerra civile fino al momento in cui viene sottoposto a giudizio in tribunale per essere stato riconosciuto colpevole dell’omicidio del suo padre adottivo, russo, ex-militare. E’ un personaggio privo quasi totalmente di parole proprio perchè in questa storia lui non potrebbe avere voce in capitolo in nessun modo: non può difendersi, non parla russo, non vale nulla, non si difende quasi non esistesse.
I 12 giurati invece si confrontano in continuazione in un divenire di piccoli colpi di scena che mettono anche noi spettatori davanti una scelta.
Naturalmente, per rispetto di chi leggerà e vorrà vedere il film, non posso svelare maggiori dettagli sulla trama e sul finale del film, ma quello che mi fa pensare di consigliarlo a tutti è il messaggio che io ne ho recepito.
Guardo il film, solo inizialmente preoccupata della durata che supera i 120 minuti, mi addentro sempre più nella storia, faccio le mie ipotesi di soluzione, mi diverto con le battute di scherno tra i giurati e poi, ad un certo punto percepisco chiara l’idea che per me, sottolineo per me, MIKALKOV ha voluto regalarci: ANDARE OLTRE LE APPARENZE ED APPROFONDIRE LE INFORMAZIONI DATE.
Apparenze non solo e tanto quelle sociali, quanto quelle che appartengono sempre più al nostro poco umano modo di vivere e soprattutto di giudicare con estrema e conclamata superficialità che il sistema ci ha imposto a tutti i livelli.
Nel momento in cui il meccanismo precostituito si inclina lasciando vivi i suoi ingranaggi, un campanellino comincia a suonare nella coscenza di chi giudica senza sapere. Sapere al di là di ogni ragionevole dubbio.
Cosa meglio di un ricostruzione sui generis della scena del delitto può aprire la mente a nuove ipotesi. MICHALKOV lo fa fare ai suoi giurati.
Un pò come avere il coraggio e la forza di mettersi nei panni altrui e poi sentirsi almeno più libero e non leggero nel giudicare.
Siamo tutti giudici e giudicati. Prima o poi la banalità e superficialità della conoscenza altrui può colpire, danneggiare, distruggere senza nemmeno averne la coscenza.

Siamo tutti giudici e giudicati, prima o poi.


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