5 MINUTI PER L'AMBIENTE

Per il governo francese i principali finanziatori della Conferenza sul Clima di Parigi “hanno un ruolo indispensabile da svolgere nel promuovere il cambiamento”. Tre ‘proposte innovative’ da parte dell’Italia.FRANCE-GOVERNMENT-UN-CLIMATE

La Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici (COP21) che si terrà a Parigi dal 30 novembre comincia a macinare contenuti, proposte, documenti, che verranno analizzati nel corso dell’importante conferenza internazionale, che dovrà fare luce sui destini del pianeta per quanto riguarda i cambiamenti climatici, stilando un documento definitivo da proporre ai governi mondiali. Quella di Parigi, ha detto il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti ieri nel corso di un convegno a Roma proprio sulla COP21, è “l’ultima opportunità” che abbiamo per affrontare, di comune accordo e in coralità di interventi, l’annoso problema dei cambiamenti climatici. Un problema che preoccupa tutti anche in virtù del fatto che non è scontato che il prossimo dicembre a Parigi si raggiunga un accordo globale sugli impegni per…

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Pubblicato da: stefania | 2015/01/03

La bicicletta mette la freccia con Signal Pod


5 MINUTI PER L'AMBIENTE

La soluzione ideale per segnalare il cambio di direzione mantenendo le mani sul manubrio. Per chi va in bicicletta e non vuole staccare le mani dal manubrio è arrivato Signal Pod, un pratico segnalatore di direzione che funziona proprio come le frecce delle automobili. Mi è capitato di vedere Signal Pod in azione ieri sera e ne ho constatata l’efficacia e la grande visibilità anche in condizioni di scarsa visibilità. La grande differenza fra Signal Pod è che questo segnalatore non si limita a rendere visibile il ciclista anche nelle ore notturne, ma consente di sostituire con uno strumento l’azione che solitamente viene praticata con le braccia quando si svolta. Il Signal Pod viene fissato alla canna del sellino ed è abbinato a un telecomando che viene fissato sul manubrio. Per girare a destra o a sinistra è sufficiente un gesto. Il tutto senza cavi o problemi di…

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CARAVAGGIO a ROMA/ CARAVAGGIO in ROME

Dove trovare tutte le opere di MICHELANGELO MERISI detto il CARAVAGGIO in giro per ROMA (fonte LiveRomeGuide)

Where to find all MICHELANGELO MERISI known as CARAVAGGIO masterpieces while in ROME (source: LiveRomeGuide)

  • Bacchino malato 1593-1594 Olio su tela 67 × 53 cm    Galleria Borghese
  • Fanciullo con canestro di frutta 1593-1594 Olio su tela 70 × 67 cm    Galleria Borghese
  • Buona ventura tra il 1593 ed il 1595 Olio su tela 115 × 150 cm    Pinacoteca Capitolina
  • Maddalena penitente 1594-1595 Olio su tela 122,5 × 98,5 cm    Galleria Doria Pamphilj
  • San Francesco in meditazione 1595 circa    Olio su tela 128 × 97 cm    Galleria Nazionale d’Arte Antica
  • Riposo durante la fuga in Egitto 1595-1596 Olio su tela 133,5 x 166,5 cm    Galleria Doria Pamphilj
  • Giove, Nettuno e Plutone 1597 circa    Olio su muro    300 × 180 cm    Villa Ludovisi
  • Narciso tra il 1597 e il 1599 Olio su tela 112 × 92 cm    Galleria Nazionale d’Arte Antica
  • Giuditta e Oloferne 1599 Olio su tela 145 × 195 cm    Galleria Nazionale d’Arte Antica
  • Vocazione di San Matteo 1599-1600 Olio su tela 322 × 340 cm    Chiesa di San Luigi dei francesi
  • Martirio di San Matteo 1600-1601 Olio su tela 323 × 343 cm    Chiesa di San Luigi dei francesi
  • Conversione di San Paolo 1600-1601 Olio su tavola di cipresso 237 × 189 cm    Collezione privata Odescalchi Balbi
  • Crocefissione di San Pietro 1600-1601 Olio su tela 230 × 175 cm    Basilica di Santa Maria del Popolo
  • Conversione di San Paolo 1600-1601 Olio su tela 230 x 175 cm    Basilica di Santa Maria del Popolo
  • San Matteo e l’angelo 1602 Olio su tela 295 × 195 cm    San Luigi dei Francesi
  • San Giovanni Battista 1602 Olio su tela 129 × 94 cm    Pinacoteca Capitolina
  • San Giovanni Battista 1602 Olio su tela 129 × 94 cm    Galleria Doria Pamphilj Tela analoga per composizione e dimensione a quella della Pinacoteca Capitolina (sempre di Roma e sempre del 1602).
  • San Giovanni Battista 1604 circa    Olio su tela 94 × 131 cm    Galleria di Palazzo Corsini Quinta versione rispetto a quella del 1598 di Toledo.
  • San Francesco in preghiera 1605 Olio su tela 128 × 97 cm    Chiesa di Santa Maria Immacolata a via Veneto
  • San Gerolamo scrivente 1605 circa    Olio su tela 112 × 157 cm    Galleria Borghese
  • Madonna col Bambino e Sant’Anna 1605 Olio su tela 292 × 211 cm   Galleria Borghese
  • Madonna dei Pellegrini (Madonna di Loreto) tra il 1604 e il 1606 Olio su tela 260 × 150 cm    Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio
  • Ritratto di Papa Paolo V 1605-1606 Olio su tela 203 × 119 cm    Galleria Borghese
  • Maria Maddalena in estasi 1606 Olio su tela 106,5 × 91 cm    Collezione privata
  • Davide con la testa di Golia 1609-1610 Olio su tela 125 × 101 cm    Galleria Borghese
  • San Giovanni Battista 1610 circa    Olio su tela 159 × 124 cm    Galleria Borghese
  • Deposizione di Cristo tra il 1602 e il 1604 Olio su tela 300 × 203 cm Pinacoteca Vaticana

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QUALCHE NOTA BIOGRAFICA CON PARTICOLARE ATTENZIONE AGLI ANNI IN CUI VISSE E DIPINSE A ROMA

A LITTLE BIOGRAPHY WITH PARTICULAR ATTENTION TO CARAVAGGIO’S YEARS IN ROME (life and work)

(fonte/source: WIKIPEDIA)

Michelangelo Merisi (o Amerighi), noto come il Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571Porto Ercole, 18 luglio 1610) è stato un pittore italiano. Formatosi tra Milano e Venezia ed attivo a Roma, Napoli, Malta e in Sicilia fra il 1593 e il 1610, è uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi, dalla fama universale. I suoi dipinti, che combinano un’analisi dello stato umano, sia fisico che emotivo, con un drammatico uso della luce, hanno avuto una forte influenza formativa sulla pittura barocca.

Di animo particolarmente irrequieto, affrontò diverse vicissitudini durante la sua breve esistenza. Data cruciale per l’arte e la vita di Merisi fu quella del 28 maggio 1606, a partire dalla quale, essendosi reso responsabile di un omicidio durante una rissa e condannato a morte per lo stesso, dovette vivere in costante fuga per scampare alla pena capitale.

Il suo stile influenzò direttamente o indirettamente la pittura dei secoli successivi costituendo un filone di seguaci racchiusi nella corrente del caravaggismo.

(—)

I successi a Roma (15941606)

La sua presenza a Roma nel periodo dal 1592 al 1593 non è sostenuta da fonti storiche certe, tuttavia sappiamo che nel 1594 è sicuramente ospite di monsignor Pandolfo Pucci da Recanati, da lui soprannominato monsignor Insalata, dall’unico alimento di vitto che gli forniva. Ha inoltre rapporti artistici, più o meno fugaci, con degli altri pittori locali. Dapprima presso il siciliano Lorenzo Carli, autore di opere destinate alle fasce più modeste del mercato, poi ha un breve sodalizio con Antiveduto Gramatica e, infine, frequenta per alcuni mesi la bottega di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino.[17][18] Successivamente, per una malattia, viene ricoverato all’ospedale della Consolazione e, a causa di questo evento, interrompe il rapporto con il Cesari.Durante queste esperienze probabilmente Caravaggio viene impiegato come esecutore di nature morte e di parti decorative di opere più complesse, ma, in merito, non si ha nessuna testimonianza certa. Un’ipotesi, priva in ogni caso di riscontro documentale, è che Caravaggio possa aver realizzato i festoni decorativi della cappella Olgiati, nella basilica di Santa Prassede a Roma, cappella affrescata dal cavalier d’Arpino.

Le opere romane dal 1599 in poi

Nel 1599 Caravaggio, grazie all’aiuto del cardinale Francesco Maria del Monte, ricevette la prima commissione pubblica per tre grandi tele da collocare all’interno della cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma.I dipinti che Caravaggio doveva realizzare riguardavano degli episodi tratti dalla vita di san Matteo: la Vocazione ed il Martirio.

In meno di un anno il pittore concluse le due opere che gli aprirono il successo pubblico, così che ebbe immediatamente altri importanti incarichi. Dapprima da parte del commerciante Fabio Nuti, per un quadro che è stato identificato nella Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Palermo, a lungo ritenuta dipinta in Sicilia nel 1609.Quindi, per la basilica di Santa Maria del Popolo. Per ordine del monsignor Tiberio Cerasi, che aveva acquistato una cappella in questa chiesa, gli vennero commissionati due dipinti: la Crocefissione di san Pietro e la Conversione di san Paolo. Contemporaneamente gli fu chiesta la realizzazione di una terza tela per la chiesa di San Luigi dei Francesi: San Matteo e l’angelo. Il pittore, nonostante conoscesse bene il gusto estetico dei suoi committenti, scelse dei soggetti popolari, che esprimessero in una dimensione reale e drammatica lo svolgersi degli eventi, rappresentando così i valori spirituali della corrente pauperista all’interno della chiesa cattolica.

La prima versione del San Matteo e l’angelo, distrutta in Germania durante la seconda guerra mondiale, fu rifiutata, almeno a detta del pittore e biografo Giovanni Baglione. Questa notizia, ritenuta attendibile fino a tutto il XX secolo, è stata smentita da Luigi Spezzaferro nel 2000. L’insigne studioso ha dimostrato che la prima versione del San Matteo e l’angelo non era altro che una pala d’altare provvisoria, da collocare temporaneamente nella Cappella in attesa che vi terminassero i lavori. La tela provvisoria non solo dava la possibilità ai religiosi di officiare la messa in un ambiente più decoroso, ma offriva a Caravaggio la possibilità di mettere in mostra le sue capacità, con la speranza di ricevere – come poi avvenne – la commissione delle tele, oggi note come il Ciclo di San Matteo. Quando a Caravaggio venne affidata la decorazione definitiva della Cappella Contarelli, la prima versione del San Matteo e l’angelo venne rimpiazzata dall’attuale tuttora in loco. Nel caso del San Matteo e l’angelo, dunque, non si trattò di un rifiuto ma di una sostituzione già prevista. L’informazione fornita da Giovanni Baglione non è quindi altro che una “malignità” da attribuire alla ben nota rivalità esistente tra Merisi e lo stesso Baglione, per la quale si rimanda alla bibliografia in nota. L’episodio del presunto rifiuto del San Matteo e l’angelo, narrato anche da Bellori, coinvolge anche un altro importante protettore di Caravaggio, il Marchese Vincenzo Giustiniani (1564-1637).

Il marchese Giustiniani era un ricco banchiere genovese nell’orbita della corte pontificia (oltre che vicino di casa del cardinal Del Monte, visto che aveva sede in palazzo Giustiniani a Roma con il fratello cardinal Benedetto Giustiniani) e fu protettore di Caravaggio per molti anni; collezionò moltissime delle sue opere e contribuì moltissimo alla formazione culturale del pittore. In più di un’occasione, grazie alle sue ramificate influenze, riuscì a salvare l’artista dalle gravose questioni legali nelle quali era spesso implicato per colpa della sua indole aggressiva.

Un’altra opera comunemente ed erroneamente ritenuta rifiutata è la prima versione della Conversione di San Paolo, dipinta su legno di cipresso per la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. Come dimostrato da Luigi Spezzaferro, la pala non fu rifiutata ma sostituita con l’attuale in seguito a nuovi accordi intervenuti tra l’artista e gli eredi del committente Tiberio Cerasi.

Nel caso invece della Morte della Vergine, commissionata per la chiesa di Santa Maria della Scala a Roma, si trattò senza ombra di dubbio di un rifiuto.La figura della Vergine, rappresentata con il ventre gonfio e con le caviglie e i piedi in vista, fu ritenuta indecente dai Carmelitani Scalzi che di conseguenza rifiutarono il dipinto. Oltre alla posa indecorosa, Baglione e Bellori scrivono che la Vergine era stata raffigurata addirittura come “morta gonfia”.

Dunque, piuttosto che una morte per annegamento, il ventre gonfio suggeriva una gravidanza che, ovviamente, rendeva questa raffigurazione della Vergine ancora più scandalosa. L’opera di Caravaggio fu quindi rimossa e sostituita da un dipinto eseguito da Carlo Saraceni (1579-1620), raffigurante lo stesso soggetto. Nonostante il rifiuto dei Carmelitani Scalzi, la tela di Merisi fu immediatamente notata (e apprezzata) da Pieter Paul Rubens (1577-1640), celebre pittore fiammingo che all’epoca si trovava in Italia, al servizio di Vincenzo I Gonzaga (1562-1612) in qualità di pittore di corte. Rubens, che aveva anche l’incarico di arricchire la collezione del Duca di Mantova, suggerì a Vincenzo I di acquistare la Morte della Vergine per la considerevole cifra di 300 scudi. Il dipinto, che fu acquistato da Rubens tra il febbraio e l’aprile del 1607, entrò così a far parte della ricchissima quadreria dei Gonzaga. In seguito ai dissesti finanziari del casato dei Gonzaga, il duca Vincenzo II (quartogenito di Vincenzo I ed erede del titolo ducale a causa della morte degli altri fratelli) dovette svendere l’eccezionale collezione di famiglia. Parte di essa fu acquistata da Carlo I d’Inghilterra e fu così che la Morte della Vergine di Caravaggio lasciò l’Italia. In seguito alla morte per decapitazione di Carlo I, i dipinti della collezione Gonzaga furono acquistati dal finanziere e collezionista Everard Jabach e successivamente da Luigi XIV. Il dipinto di Caravaggio arrivò così a Parigi, dove si trova tuttora (Musée du Louvre, Galerie des Italiens).

(…)

I guai con la legge

Durante il soggiorno presso palazzo Madama, dimora del cardinal Del Monte, Merisi si rese protagonista di un episodio spiacevole il 28 novembre del 1600: malmenò e percosse con un bastone Girolamo Stampa da Montepulciano, un nobile ospite del prelato: ne seguì una denuncia. In seguito gli episodi di risse, violenze e schiamazzi andarono via via aumentando; spesso il pittore venne arrestato e condotto presso le carceri di Tor di Nona.

Non sarebbe comunque stato il primo guaio con la legge per il turbolento artista. Giovanni Pietro Bellori (uno dei suoi primi biografi) sostiene che, intorno al 15901592, Caravaggio, già distintosi per risse tra bande di giovinastri, avrebbe commesso un omicidio a causa del quale era fuggito da Milano prima per Venezia (dove studiò la pittura locale, in particolar modo Giorgione) e poi per Roma. Il suo trasferimento nella città papale non sarebbe stato, dunque, una meta prefissata, ma la conseguenza di una fuga.

Nel 1602 dipinge la Cattura di Cristo e Amor vincit omnia. Nel 1603 fu processato per la diffamazione di un altro pittore, Giovanni Baglione, che querelò sia Caravaggio sia i suoi seguaci Orazio Gentileschi e Onorio Longhi, colpevoli di aver scritto rime offensive nei suoi confronti. Grazie all’intervento dell’ambasciatore francese, Merisi, condannato al processo, venne liberato e trasferito agli arresti domiciliari, seppur per poco (in precedenza, aveva scontato già un mese di carcere a Tor di Nona).

Tra il maggio e l’ottobre del 1604 il pittore fu arrestato varie volte per possesso d’armi abusivo e ingiurie alle guardie cittadine; inoltre, fu querelato da un garzone d’osteria per avergli tirato in faccia un piatto di carciofi.

Nel 1605 fu costretto a scappare a Genova per circa tre settimane, dopo aver ferito gravemente un notaio, Mariano Pasqualone da Accumuli, a causa di una donna: Lena, l’amante di Caravaggio.L’intervento dei protettori dell’artista riuscì ad insabbiare l’accaduto anche se, al ritorno a Roma, il pittore venne querelato da Prudenzia Bruni, sua padrona di casa, per non aver pagato l’affitto; per ripicca, Merisi prese nottetempo a sassate la sua finestra, finendo nuovamente querelato. Nel novembre dello stesso anno, il pittore risulta degente per una ferita, che dice di essersi procurato da solo, cadendo sulla propria spada.

Il fatto più grave però si svolse a Campo Marzio, la sera del 28 maggio 1606: a causa di una discussione causata da un fallo nel gioco della pallacorda (una sorta di tennis) il pittore venne ferito e, a sua volta, ferì mortalmente il rivale, Ranuccio Tomassoni da Terni, con il quale aveva avuto già in precedenza delle discussioni spesso sfociate in risse. Anche questa volta c’era di mezzo una donna, Fillide Melandroni, le cui grazie erano contese da entrambi. Probabilmente dietro l’assassinio di Ranuccio c’erano anche questioni economiche, forse qualche debito di gioco non pagato dal pittore o addirittura politiche: la famiglia Tomassoni infatti era notoriamente filo-spagnola, mentre Michelangelo Merisi era un protetto dell’ambasciatore di Francia.

Il verdetto del processo per il delitto di Campo Marzio fu severissimo: Caravaggio venne condannato alla decapitazione, che poteva esser eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per la strada. In seguito alla condanna, nei dipinti dell’artista lombardo cominciarono ossessivamente a comparire personaggi giustiziati con la testa mozzata, dove il suo macabro autoritratto prendeva spesso il posto del condannato. Degli autoritratti di come fosse effettivamente il reale volto del pittore, forse uno dei più verosimili resta quello di un fuggitivo nella sua scena del Martirio di san Matteo. Tuttavia, il ritratto più noto del Merisi rimane quello ad opera di Ottavio Leoni, che lo conobbe personalmente ma lo eseguì almeno 11 anni dopo la sua morte. Lo stesso Leoni ritrarrà anche Galileo Galilei, praticamente contemporaneo del Merisi, nel 1624; alcuni hanno riconosciuto, in quest’ultimo, una grande somiglianza con il Pilato nella celebre tela Ecce Homo di Caravaggio del 1601.

La fuga da Roma

La permanenza in città non era più possibile: ad aiutare Caravaggio a fuggire da Roma fu dunque il principe Filippo I Colonna che gli offrì asilo all’interno di uno dei suoi feudi laziali di Marino, Palestrina, Zagarolo e Paliano. Il nobile romano mise in atto una serie di depistaggi, grazie anche agli altri componenti della sua famiglia che testimoniarono la presenza del pittore in altre città italiane, facendo così perdere le tracce del famoso artista.

Per i Colonna Caravaggio eseguì in quel periodo diversi dipinti, su tutti la Cena in Emmaus, nella scarna versione che oggi è a Brera.

(…)

Ultimi giorni di vita

Nel frattempo, da Roma gli fu inviata la notizia che papa Paolo V stava preparando una revoca del suo bando di condanna a morte. Da Napoli quindi, dove abitava presso la marchesa Costanza Colonna nel palazzo Cellammare,si mise in viaggio nel luglio 1610 con una feluca-traghetto che settimanalmente faceva il tragitto NapoliPorto Ercole e ritorno, ma diretto segretamente allo scalo portuale di Palo di Ladispoli, sotto il feudo degli Orsini, in territorio papale, luogo distante circa 40 km da Roma. In quel feudo avrebbe atteso in tutta sicurezza il condono papale prima di ritornare, da uomo libero, nella città eterna.

L’ipotesi più certa racconterebbe che l’arrivo a Palo di Ladispoli, disatteso dalla sorveglianza costiera, ne causò il fermo per accertamenti. Tuttavia la feluca, non potendo aspettare, sbarcò il Merisi e proseguì più a nord, per Porto Ercole, dove era effettivamente diretta, portandosi dietro il bagaglio dell’artista. Quelle casse però, contenevano anche il prezzo concordato dal Merisi col cardinal Scipione Borghese per la sua definitiva libertà, consistente, in special modo, in alcune sue tele, tra cui un prezioso quadro del Battista. Il bagaglio quindi era obbligatoriamente da recuperare, poiché letteralmente vitale; la versione ufficiale affermerebbe che gli Orsini gli avrebbero offerto un’imbarcazione per raggiungere Porto Ercole, e recuperare quindi il prezioso; l’artista vi giunse, ma tuttavia, non è qui ben chiaro se la precedente feluca-traghetto stesse già ritornando a Napoli, coi suoi bagagli a bordo. Provato, e malato di febbre alta, probabilmente a causa di un’infezione intestinale trascurata, restò quindi a Porto Ercole, curato inutilmente da una confraternita locale, che il 18 luglio 1610 ne certificò la morte, avvenuta nel loro sanatorio[56] Si può qui ipotizzare che il giorno successivo, l’artista fu inoltre seppellito nella fossa comune del cimitero di San Sebastiano, ricavata nella spiaggia e riservata agli stranieri, e che oggi è il retroporto urbanizzato di Porto Ercole, dove nel 2002 è stato collocato il monumento. Di questa ipotesi dei fatti, risultata tuttavia la più verosimile, non vi è nemmeno la certezza storica se il condono papale fu effettivamente spedito qualche giorno dopo a Napoli, alla Marchesa Colonna.

Nell’occasione delle celebrazioni per i 400 anni dalla morte, viene data la notizia da un professore dell’Università di Napoli, Vincenzo Pacelli, esperto del Merisi, a conclusione di uno studio, coadiuvato da documenti dell’archivio di Stato e dell’Archivio Vaticano, che sposta la sua morte nella laziale riva di Palo di Ladispoli. Secondo Pacelli, il Caravaggio fu assassinato da degli emissari dei cavalieri di Malta, con il tacito assenso della Curia Romana.

Pubblicato da: stefania | 2013/11/01

KHORASAN VS KAMUT un ® li distingue!


KHORASAN VS  KAMUT  un ® li distingue!

Il Triticum turanicum detto comunemente grano Khorasan o frumento orientale ha subito negli ultimi decenni un vero e proprio processo di commercializzazione sicuramente non unico ma decisamente peculiare, divenendo KAMUT

ATTUALMENTE
il Khorasan può essere coltivato liberamente da chiunque e dovunque, ma solo il consorzio di agricoltori che fa capo all’azienda americana proprietaria del marchio registrato Kamut può usare la denominazione Kamut attraverso la quale intende garantire determinati standard qualitativi e l’assenza di ibridazioni. Il grano khorasan a marchio Kamut viene coltivato con metodo biologico[2] esclusivamente nelle grandi pianure semi aride del Montana (Stati Uniti), dell’Alberta e del Saskatchewan (Canada).

ITALIA, FRANCIA E GERMANIA sono i maggiori importatori ed utlizzatori di KAMUT del mondo.

IL KAMUT ossia il KHORASAN o frumento orientale non è adatto a chi soffre di intolleranza al glutine meno che mai ai CELIACI.

Quindi fate attenzione ai naturopati o amici o persone “ignoranti” che vi consigliano di mangiare KAMUT nei casi di cui sopra.

La grande strategia commerciale del colosso americano ha fatto sì che si siano sviluppate idee complementari nel medesimo settore.

Quidi se attualmente andate a comprare:

KAMUT state mangiando KHORASAN
® ® ® ® ® ® ® ® ®®®®®
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Enkir® state mangiando FARRO MONOCOCCO
Akrux® state mangiando grano SENATORE CAPPELLI

e i LACTOBACCILLUS….?

Tornando al KAMUT, SOTTOPOSTO AL MICROSCOPIO CHIMICO abbiamo

Valori generali Grano Comune (media USDA) Grano Kamut
Acqua 11.5% 9.7%
Valore energetico 100g 335cal. 359cal.
Proteine 12.3% 17.3%
Lipidi totali (grassi) 1.9% 2.6%
Carboidrati 72.7% 68.2%
Fibre grezze 2.1% 1.8%
Ceneri 1.66% 1.82%

Minerali e vitamine
mg/100g Grano Comune (media USDA) Grano Kamut
Calcio 30 31
Ferro 3.9 4.2
Magnesio 117 153
Fosforo 396 411
Potassio 400 446
Sodio 2.0 3.8
Zinco 3.2 4.3
Rame 0.44 0.46
Manganese 3.8 3.2
Tiamina (B1) 0.42 0.45
Riboflavina (B2) 0.11 0.12
Niacina 5.31 5.54
Acido Pantotenico 0.91 0.23
Vitamina B6 0.35 0.08
Folacina 0.0405 0.0375
Vitamina E 1.2 1.7

Aminoacidi
g/100g Grano Comune (media USDA) Grano Kamut
Triptofano 0.194 0.117
Treonina 0.403 0.540
Isoleucina 0.520 0.600
Leucina 0.964 1.23
Lisina 0.361 0.440
Metionina 0.222 0.250
Cistina 0.348 0.580
Fenilanina 0.675 0.850
Tirosina 0.404 0.430
Valina 0.624 0.800
Arginina 0.610 0.860
Istidina 0.321 0.430
Alanina 0.491 0.630
Acido Aspartico 0.700 0.980
Acido Glutamminico 4.68 5.97
Glicina 0.560 0.650
Prolina 1.50 1.44
Serina 0.662 0.930

Infine, un pò di
INFO GEOGRAFICHE
perchè è bello sapere che dall’IRAN il grande grano antico abbia percorso una strada così lunga verso America e Canada per poi ritornare indietro ed essere consumato soprattutto da noi europei occidentali!

Khorasan – Iran terra dove nasce l’omonimo frumento.
KHORASAN MAP
KHORASAN
nome scientifico Khorāsān (in persiano: خراسان) (anche trascritto nella forma araba Khurāsān) è una regione situata nella parte orientale dell’Iran. Il nome Khorasan in persiano significa “dove origina il sole.” Il nome fu dato alla provincia più orientale dell’impero persiano durante la dinastia sasanide.

La regione è celebre per la produzione di zafferano e di berberis (zereshk ) – anch’esso assai usato nella gastronomia persiana e ricco di vitamina C – entrambi prodotti nelle città più meridionali dell’area nota anche per i tappeti e del grano Khorasan.
Il Khorasan è anche noto per il fatto di ospitare le tombe del grande poeta epico Firdusi; del discendente del profeta Maometto e Imam sciita duodecimano, Ali al-Rida; del grande teologo e filosofo al-Ghazali.

Il Khorasan è stata anche la più vasta provincia dell’Iran fino al 29 settembre 2004 quando il suo territorio è stato suddiviso in tre parti costituendo le attuali province del:

Khorasan settentrionale
Khorasan meridionale
Razavi Khorasan

Le mie informazioni provengono da alcuni blog ( tra i quali http://www.donnagnora.it e bressaninilescienze.blogautore e da wikipedia) e dai loro informatori!

Pubblicato da: stefania | 2013/03/04

4 MARZO 1943


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A SONG by LUCIO DALLA

 

Dice che era un bell’uomo e veniva
veniva dal mare
parlava un’altra lingua
pero’ sapeva amare
e quel giorno lui prese mia madre
sopra un bel prato
l’ora più dolce
prima d’essere ammazzato
Cosi’ lei resto’ sola nella stanza
la stanza sul porto
con l’unico vestito
ogni giorno più corto
e benchè non sapesse il nome
e neppure il paese
m’aspetto’ come un dono d’amore
fino dal primo mese
Compiva sedici anni
quel giorno la mia mamma
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna
e stringendomi al petto che sapeva
sapeva di mare
giocava a far la donna
con il bimbo da fasciare
E forse fu per gioco
o forse per amore
che mi volle chiamare
come nostro Signore
Della sua breve vita il ricordo
il ricordo più grosso
e’ tutto in questo nome
che io mi porto addosso
E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto mi chiamo
Gesù Bambino
E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto io sono
Gesu’Bambino
E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto mi chiamo
Gesu’ Bambino
Gesu’ Bambino


ANY time you look at your mobile, i-phoe, i-pad, tablet, pc, televisor SCREEN you should say thanks to MR. DONALD STOOKEY and to the CORNIG GLASS WORKs as well as to A HUGE ERROR, TIME PASSING BY and MR. JOBS, who else?
Then you should think at all these GLASSES as GORILLA GLASS.

After time spent in trying some formula and by an error discovering a type of glass named 0317 someone decided to store it into the Cornig Glass Works archives…
This until 2005… and then 2007 when someone discovered this olf project and asked to renew it, reinvent, make it stronger and stronger
even if we are still talking about GLASS!

Its unique style when breaking like a spider net… should sound familiar to all of us.

Starting from the first GORILLA GASS up to the present GORILLA GLASS 2 with a 20% plus resistence if compared with the first one.
This year, 2013, we will have a new one, even better!

Then at the CORNIG they go forward and we have now (maybe they have now) the WILLOW…. a new glass version, more vesatile…most probably to be used for future OLED DISPLAYS, ultra thin displays, solar panel and GLASS PAGES…
This seems to be the future.

Well ate the moment this huge pallet of Willow are stored at Harrodsburg factories waiting for a new Jobs to be booked and requested.

We are living in a FLEXIBLE SOCIETY… so we are going to use sooner or later FLEXIBLE ITEMS… MADE OF GLASS!

Pubblicato da: stefania | 2012/12/28

“ALL’AMATO ME STESSO” – VLADIMIR MAJAKOVSKIJ


Quattro. Pesanti come un colpo.

“A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.

Ma uno come me dove potrà ficcarsi?

Dove mi si è apprestata una tana?

S’io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l’alta marea,
accarezzando la luna.

Dove trovare un’amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!

O s’io fossi povero come un miliardario.. Che cos’è il denaro per l’anima?
Un ladro insaziabile s’annida in essa:
all’orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l’oro di tutte le Californie!

S’io fossi balbuziente come Dante o Petrarca…
Accendere l’anima per una sola, ordinarle coi versi…
Struggersi in cenere.
E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
le amanti di tutti i secoli.

O s’io fossi silenzioso, umil tuono… Gemerei stringendo
con un brivido l’intrepido eremo della terra…
Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.

Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
gettandosi a capofitto dalla malinconia.

Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s’io fossi appannato come il sole…

Che bisogno ho io d’abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?

Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?

Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?

Domani, il giorno di un compleanno unico ed irripetibile. Il mio.
Un compleanno ancora pieno di speranze, troppe.
Un numero insignificante, il 41!
Però a guardarlo bene, ad osservarlo con acuto cinismo e un pò di affetto, non del tutto privo di mistero.
I numeri non sono come gli anni. Sono sempre uguali a loro stessi. Non invecchiano mai.
Strano usare la nostra vita con dei numeri che ci ingannano con la loro cinica bellezza.
Assuefatti da ciò che non esiste se non per convenzione.
E allora guardati allo specchio, guardati un pò dentro, guarda in profondo l’anima che va oltre il pensiero.
Mi amo con tutto il cuore per avere la forza di essere ancora qui tra voi.
Siamo così onnipotenti e unici, siamo così grandiosi nella speranza e infinitamente piccoli e tristemente finiti nella realizzazione delle reali sconfitte.
Quattro e Uno
Quarantuno
Ma io sono sola
Sono un numero Uno
Sono una
Sono Quarantuno volte unica
Oggi sono qualcosa, qualcuno che domani non esisterà già più.


PARK CITY
UTAH

17 th >>> 27 th JANUARY 2013

www.sundance.org

KINDA TICKET
http://www.sundance.org/festival/tickets/compare/

WATCH IT
http://www.sundance.org/video/live/” title=”streaming live”>

WHY SUNDANCE
Since 1981, Sundance Institute has evolved to become an internationally-recognized nonprofit organization that actively advances the work of risk-taking storytellers worldwide. Originally founded by Robert Redford in the mountains of Sundance, Utah, Sundance Institute has always provided a space for independent artists to explore their stories free from commercial and political pressures. By providing year-round creative and financial support for the development of original stories for the screen and stage, Sundance Institute remains committed to its mission to discover and develop independent artists and audiences across the globe.

WHAT’S SUNDANCE
Sundance Institute is a nonprofit organization dedicated to the discovery and development of independent artists and audiences. Through its programs, the Institute seeks to discover, support, and inspire independent film and theatre artists from the United States and around the world, and to introduce audiences to their new work.


“NOI NON VEDIAMO LE COSE COME SONO, LE VEDIAMO COME NOI SIAMO”

Dal  Talmud ad Anais Nin passando per Kant

Questa frase tratta dal Talmud (per la cui spiegazione rimando al volenteroso e serio lavoro della pagina wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Talmud), contenitore degli insegnamenti dei padri dell’Ebraismo, riecheggiano da secoli nella cultura di tutti  i tempi. Le ritroviamo nel testo del grande filosofo tedesco del XVIII° secolo, Immanuel Kant (http://it.wikipedia.org/wiki/Immanuel_Kant) e le ho ritrovate tra gli scritti di una grande scrittrice statunitense  ANAIS NIN.

Non ho mai letto il Talmud, conosco i principi salienti del pensiero kantiano per studi indiretti e per la conoscenza generalmente diffusa in frasi e pensieri altrui, ho letto inveece alcune cose di Anais Nin.

Non importa se questa frase non posso considerararla un suo pensiero autoctono perchè se avessi letto il Talmud, ne avrei dedotto sicuramente un insegnamento di tipo dottrinale o puramente storico; se avessi letto Kant o pensando al suo complesso ragionamento filosofico, avrei imparato a memoria questa frase  così come si fa davanti ad una regola matematica.

Leggendo Anais Nin, penso essenzialmente a questa donna incredibilmente forte quanto fragile, potente quanto delicata. Ogni singola parola di questa frase, così come ogni singolo pensiero o parola nelle sue opere, desta in me la necessità di pormi davanti all’ennesimo specchio … specchio delle mie brame… no non quello ma forse sì. Esiste uno specchio dell’anima, quella bella e quella brutta, quella sola e quella eternamente bambina.

No, forse non vediamo le cose esattamente come sono, perchè in quel modo le vedono solo i nostri occhi. Forse vediamo le cose come siamo, perchè in questo senso è la nostra anima, in tutta la sua bellezza e in tutto il suo orrore, a guardarle nel più profondo. Le cose come siamo sono le cose che ci rimangono dentro, sono le cose che ci fanno cambiare, sono quelle cose che gli altri vedono in noi.

Moi, je vois “toujours” les choses comme je suis…mois je “dois” voire les choses comme ils sont.

I cannot see words from someonelse point of view. I see things as I am.

A volte vedo le cose come sono negli occhi degli altri, ma sono cose che non mi appartengono. Sono e restano cose.

Le cose che io vedo come sono, a volte non esistono. A volte non sono io a guardare.

reflessi nov 2013

Pubblicato da: stefania | 2012/11/18

ROME FILM FESTIVAL 2012: AND THE WINNER IS…


THE WINNER IS:

The international jury composed by NICHOLS, BEKMAMBETOV, CERVI, COZARINSKY, FUJIWARA, HATAMI AND HOGAN,  assigned the following prices:
(La Giuria Internazionale presieduta da Jeff Nichols e composta da Timur Bekmambetov, Valentina Cervi, Edgardo Cozarinsky, Chris Fujiwara, Leila Hatami e P.J. Hogan, ha assegnato i seguenti premi:)
 
                                                                                          –  Marc’Aurelio d’Oro per il miglior film: MARFA GIRL  di Larry Clark
                                                                                                                             – Premio per la migliore regia: Paolo Franchi per E LA CHIAMANO ESTATE
                                                                                          – Premio Speciale della Giuria: ALI’ HA GLI OCCHI AZZURRI di Claudio Giovannesi
                                                         – Premio per la migliore interpretazione maschile: Jérémie Elkaïm per Main dans la main
                                                                                             – Premio per la migliore interpretazione femminile: Isabella Ferrari per E la chiamano estate
                                                   – Premio a un giovane attore o attrice emergente: Marilyne Fontaine per Un enfant de toi
                                                                                      – Premio per il migliore contributo tecnico: Arnau Valls Colomer per la fotografia di Mai morire
                                               – Premio per la migliore sceneggiatura: Noah Harpster e Micah Fitzerman-Blue per The Motel Life

ALL OTHER PRICES :
I PREMI ASSEGNATI AI FILM NEL CONCORSO DI CINEMAXXI

La Giuria Internazionale presieduta da Douglas Gordon, e composta da Hans HurchEd LachmanAndrea Lissoni ed Emily Jacir, ha assegnato i seguenti premi: 

Premio CinemaXXI (riservato ai lungometraggi): Avanti Popolo di Michael Wahrmann
Premio Speciale della Giuria – CinemaXXI (riservato ai lungometraggi): Picas di Laila Pakalnina
Premio CinemaXXI Cortometraggi e Mediometraggi: Panihida di Ana-Felicia Scutelnicu

I PREMI ASSEGNATI AI FILM DEL CONCORSO PROSPETTIVE ITALIA

La giuria presieduta da  Francesco Bruni e composta da  Babak Karimi, Anna Negri, Stefano Savona, Zhao Tao, ha assegnato i seguenti 

Premio Prospettive per il migliore Lungometraggio: Cosimo e Nicole di Francesco Amato
Premio Prospettive per il migliore Documentario: Pezzi di Luca Ferrari
Premio Prospettive per il migliore Cortometraggio: Il gatto del Maine di Antonello Schioppa

Menzioni speciali: Cosimo Cinieri e in memoria di Anna Orso per La prima legge di Newton

IL PREMIO ASSEGNATO ALLA MIGLIORE OPERA PRIMA E SECONDA

La Giuria Internazionale presieduta da Matthew Modine e composta da Laura Amelia Guzmán,  Stefania Rocca, Alice Rohrwacher e Tanya Seghatchian ha assegnato il:

Premio alla migliore opera prima e seconda: Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi 
Menzione speciale: Razzabastarda  di Alessandro Gassman

Hanno partecipato al premio i film appartenenti ad una delle diverse sezioni competitive del Festival: Concorso, CinemaXXI, Prospettive Italia e la sezione autonoma e parallela Alice nella città.

AUDIENCE BEST FILM  – PREMIO DEL PUBBLICO BNL PER IL MIGLIOR FILM

Attraverso un sistema elettronico, il Festival ha previsto la partecipazione degli spettatori all’assegnazione del Premio del Pubblico BNL per il miglior film. I film che hanno partecipato all’assegnazione del premio sono quelli del Concorso. Il pubblico ha assegnato il:

– Premio del Pubblico BNL per il miglior film: The Motel Life di Gabriel Polsky, Alan Polsky

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